Articoli marcati con tag ‘my place’
EXILIA reveals title for the band’s fifth studio album
EXILIA reveals the cover artwork and title for the band’s fifth studio album, “Decode” which is scheduled for release at the end of May 2011.
Ms. Masha which is well respected for her lyrical content, dramatic and energetic live performances describes their music as a total impact with something real, something that cannot be contained in a commercial box.
“Music is my way to express myself and I get inspired by many music styles, writing and combining different genres to find the right code to decypher the sound I hear in my head, I can’t put any limits to it, our music is universal and does not belong to any system.
Decode, which invites all the Exilia’s fans to reflect and decode the cover’s meaning, unleashes an uneasiness reminiscent of EXILIA’s earliest and most unbridled material.
The new album will contain 12 tracks and it’s gonna be a proud, fully power and honest album keeping the pure EXILIA code.
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EXILIA rivela copertina e titolo del quinto album “Decode” che uscira’ a fine Maggio 2011.
Ms. Masha che è rispettata non solo per le sue notevoli qualità vocali ma anche per i contenuti dei suoi testi e le sue energetiche ed espressive live performance, descrive il nuovo album come un totale impatto con la realta’ e che non puo’ essere confinato in alcuna scatola commerciale.
“La musica è il veicolo per la ricerca di me stessa, vengo inspirata da molti generi musicali, scrivendo e combinando stili differenti cercando il giusto codice per decifrare il suono che riecheggia nella mia testa non pongo alcun limite a questo perché voglio che la nostra musica sia universale e che non appartenga ad alcun cliché”.
DECODE, che invita tutta i fans degli EXILIA a riflettere e decodificare il significato del nuovo artwork, sguinzaglia l’inquietudine evocata degli esordi. Il nuovo lavoro conterrà 12 traccie e sarà un album onesto e proud preservando il puro codice EXILIA.
My Place Records seleziona brani per nuova Compilation
My Place Records sta ultimando la selezione di brani acustici, SENZA ESCLUSIONE DI GENERE,
per la Compilation che uscirà alla fine di Marzo 2011.
I brani dovranno essere di carattere ACUSTICO, ed il prodotto finito (no demo).
Per ulteriori informazioni o per l’invio diretto dei brani (mp3) scrivere al seguente indirizzo mail:
myplacerecords@gmail.com
Kurt Cobain – Paperback Nirvana
Non so perché ho pensato che questo fosse un argomento interessante da postare. E’ interessante leggere la biografia di personaggi così incredibili e indelebili nella storia del rock. E questa mi ha scioccato per il tipo di personaggio e per l’epilogo!
Tutto quel che viene dopo la morte di tali personaggi è in qualche modo contaminato da supposizioni, e umane e deboli incertezze.
Forse i desideri una volta realizzati non coincidono esattamente con il punto di partenza, e con la purezza del sogno.
Della musica, per un artista, certo il momento migliore è l’attimo della creazione, quella sensazione così piacevole e onnipotente di aver imbrigliato l’emozione pura e di averla resa intellegibile per se stessi e per gli altri.
Il resto è business, maledizione!
Stralcio dall’ultima intervista concessa da Kurt Cobain dei Nirvana, tratta dal libro di Chuck Crisafulli – Paperback Nirvana:
“D: Tu metti molta passione nelle tue performance. Ti trovi a rivivere i tuoi momenti di rabbia e di dolcezza quando esegui dal vivo le tue canzoni?
KC: E’ una cosa dura, perché nel momento stesso in cui una canzone viene scritta tu attingi all’essenza di ogni momento di rabbia o di dolcezza. In un certo senso, ricreo soltanto la purezza di quella particolare emozione ogni volta che suono quella particolare canzone; sebbene, con l’esperienza, diventi sempre più facile evocare queste emozioni, si tratta di una cosa un po’ insincera, nel senso che non puoi mai catturare completamente l’emozione di una canzone ogni volta che la suoni. Una performance vera e propria implica sempre un po’ di finzione, cosa che io ho sempre cercato di evitare.”
Nel pomeriggio del cinque aprile 1994, Cobain si barricò nella stanza situata sopra il garage di casa sua, incastrando uno sgabello contro la portafinestra. Le tracce raccolte sul luogo fanno ipotizzare che si tolse il cappello da cacciatore – che indossava quando non voleva essere riconosciuto – e frugò nella scatola di sigari che conteneva la sua dose di droga. Completò un messaggio di una pagina con inchiostro rosso. Indirizzando il messaggio a “Boddah”, il nome che aveva dato al suo immaginario amico d’infanzia, Kurt parlò del grande buco vuoto che sentiva aprirsi dentro di se e che lo rendeva un “miserabile e autodistruttivo rocker di morte”. Espresse anche il terrore che la vita di Frances Bean (sua figlia) diventasse come la sua. Chiamando Courtney “una dea e compagna che stilla ambizione e comprensione” la implorò di “andare avanti” per il bene della loro bambina.
“E’ da troppi anni ormai che non provo più entusiasmo nell’ascoltare e nel creare musica, e neanche nello scrivere” scarabbocchiò Cobain, aggiungendo che “prima di salire sul palco, quando le luci si spengono e si alza il ruggito feroce del pubblico, tutto ciò non ha su di me lo stesso effetto che aveva su Freddie Mercury… Ho tentato tutto quanto era in mio potere per provarci gusto e lo faccio, Cristo, credetemi lo faccio. Ma non è abbastanza. Sono contento del fatto che io e noi abbiamo fatto appassionare molta gente e l’abbiamo divertita. Devo essere uno di quei narcisisti che apprezzano le cose soltanto quando non ci sono più. Sono troppo sensibile. Ho bisogno di sballarmi un pò per recuperare l’entusiasmo di quando ero bambino”.
Trafisse il foglio con la penna, la infilzò sul pannello di sughero degli appunti e poi pare che abbia gettato il suo portafogli sul pavimento, lasciandolo aperto sulla patente di guida. E poi il resto…
Rapporto Economia della Musica in Italia 2010, realizzato dalla Fondazione Università dello IULM
Riporto dal sito di rockol.it il riassunto del meeting dedicato ai risultati economici del 2009 sul business della musica.
La My Place Records ha presenziato la conferenza presso lo IULM. Lodevole iniziativa perché bisogna parlare di questi aspetti, e certamente nella rosa dei relatori qualcuno è riuscito a fornire dati pratici, ma ahimé nessuna soluzione concreta.
L’Italia è sempre indietro, in ritardo. Sono molti i nodi da sciogliere che non hanno niente a che vedere con la musica, ma che sono strettamente connessi ad un risultato economico quantomeno decente.
L’informatizzazione. Se è vero che l’acquisto di musica online in Italia è ridottissimo (…non va oltre il 14mo posto sul digitale, con valori 5 volte inferiori a quelli di Germania e Francia e 10 volte più ridotti di quelli della Gran Bretagna …) ci si è domandato perché? Quanti hanno il pc? E qual è la qualità di connessione? Perché credo che la cosa sia strettamente connessa!
Il fattore cultura. Si è vero a scuola la musica è bistrattata, o non considerata del tutto. Così come il senso civico. Così come l’orientamento al lavoro. Così come i format che ci propinano e che mostrano ai più modelli irreali e visioni distorte di un business ed un’arte che non si mettono d’accordo.
Il business. Tra i relatori ho notato che pochi realmente conoscono dal basso all’alto il vero iter della musica, dalla creazione al prodotto finito fino alla sua commercializzazione. Molti rimangono incrostati al loro ruolo senza avere una visione globale della realtà.
Nessuno ha parlato di sponsor (modello decisamente in voga in altri paesi).
Nessuno tra i relatori è stato capace di comunicare entusiasmo, voglia di cambiare.
Molta l’autocommiserazione e costante il grido d’aiuto verso lo Stato.
Comunque sia, sono ottimista. Grazie alla Fondazione Università dello IULM. E’ bello sapere, conoscere ed essere stimolati per poter creare qualcosa di nuovo. Ho già un’idea e voglio realizzarla. Questo è quel che conta per me.
Ecco l’articolo:
Ci fosse ancora qualche dubbio, sul “digital divide” e sull’arretratezza tecnologica che ancora distanzia l’Italia dai Paesi discograficamente più avanzati, basti il campanello d’allarme lanciato dal Rapporto Economia della Musica in Italia 2010, realizzato dalla Fondazione Università dello IULM e promosso da Dismamusica (produttori e distributori di strumenti musicali), FEM (editori musicali), SCF (consorzio fonografici per i diritti connessi) e SIAE: la crescita (nel 2009) c’è stata, + 13 %, ma il fatturato della musica digitale (download e suonerie) resta esiguo, 44 milioni di euro, e l’unico vero dato in controtendenza sono gli incrementi esponenziali degli streams su YouTube (che però valgono solo 2 milioni di euro).. L’Italia, nono Paese al mondo per consumi musicali (ci ha superati la piccola Olanda) non va oltre il 14mo posto sul digitale, con valori 5 volte inferiori a quelli di Germania e Francia e 10 volte più ridotti di quelli della Gran Bretagna. Non solo: in termini di incidenza sul fatturato totale dell’industria (i dati sono sempre aggiornati all’anno scorso), il digitale cala addirittura dal 9 al 6 % del totale, mentre raddoppia, dal 9 al 18 %, il peso dei diritti connessi (incassi di autori, editori, case discografiche e artisti interpreti correlati alla pubblica diffusione di musica in radio, tv e locali pubblici). I relatori del convegno, a iniziare dal professor Luca Barbarito che ha coordinato la ricerca, cercano di vedere il bicchiere mezzo pieno: il -9 % registrato dall’intero “sistema musica” allargato (non solo discografia ed editoria musicale, dunque, ma anche produzione di musica stampata e strumenti musicali, elettronica di consumo audio e scuole di musica), pari a 3,7 miliardi di lire, si spiega in gran parte con il crollo del comparto elettronica, un dato “sporco” e di per sé poco significativo (nel computo, per dire, sono inclusi gli iPod classici ma non gli iPod Touch e gli smartphones). Il settore musicale inteso in senso stretto, dischi e diritti, vale invece 2,7 miliardi, e il suo calo, – 6 %, corrisponde più o meno a quello del PIL, mentre il settore musica (stampata), 18 milioni di euro, e quello degli strumenti musicali, 386 milioni, risultano sostanzialmente stabili (- 2 e + 0,3 % rispettivamente: anche se la spesa pro capite in strumenti resta sconfortante, 6 dollari all’anno contro i 24 del Canada e le cifre almeno doppie di Francia, Germania e Regno Unito). Ma va sottolineato, aggiunge Barbarito, che la vendita di supporti musicali “fisici” è irreversibilmente depressa (375 milioni di euro di fatturato, il 25 % in meno dell’anno precedente stando ai dati FIMI e SIAE per una volta quasi coincidenti): i cd scontano le diminuzioni sensibili del prezzo medio di vendita, calato a 11,20 euro, mentre il vinile resta confinato alla nicchia con l’1 % del mercato. Risultano in crescita, al contrario, i diritti incassati da bar, pubblici esercizi e ipermercati (71 milioni di euro, + 8,6 %) e soprattutto i fatturati della musica dal vivo: 781 milioni di euro, + 3,4 %. “Un dato buono solo in apparenza”, avverte Barbarito, “perché l’aumento del fatturato, + 9,4 % per la musica leggera, è legato soprattutto all’aumento dei prezzi medi (passati in tre anni da 25 a a 33 euro, + 32 %) causa anche l’aumento dei cachet degli artisti “(che cercano di compensare la riduzione degli incassi discografici”) e l’allestimento di apparati spettacolari sempre più sofisticati e più costosi. “Ci sono problemi strutturali”, ammette il professore. “Ci vuole un ritocco alla legge sul diritto d’autore, e alle norme che regolano la raccolta dei diritti”. “I cambiamenti non sono ancora finiti” conferma Mara Maionchi, che il moderatore del dibattito Mario De Luigi (Musica e Dischi) introduce come la presenza “glamour” della giornata (sarà per questo che l’aula dello IULM è così affollata?), discografica e talent scout assai prima che giudice di X Factor.. “C’è anche una crisi creativa, negli anni ‘70 la musica si inseriva nel contesto di grandi cambiamenti sociali e filosofici, era un fenomeno aggregante per chi viveva e la pensava allo stesso modo. Ora la si usa per ballare, e nessuno la compra. Mancano i soldi per la ricerca, anche a causa del download selvaggio, mentre negli anni d’oro i grandi artisti sfondavano al terzo album. Lo ammetto: io sono spaventata”. Claudio Formisano (Disma) ricorda che, in termini di educazione musicale, “l’Italia è ferma al palo, mentre la Germania fa passi da gigante”, Claudio Buja (FEM) osserva che “la Francia è uscita dalla crisi, probabilmente perché ha una classe politica molto meno demagogica e molto più sensibile ai problemi della cultura”, aggiungendo che “il Ministero della Gioventù dovrebbe spiegare ai ragazzi che pagare poco e pagare tutti metterebbe al sicuro chi vive di musica”. Giancarlo Pressenda (SIAE) conferma che per incementare gli incassi digitali degli autori a 6 milioni di euro, in nove anni, si sono sudate sette camicie, e che “la caduta del supporto fisico ha disorientato gli autori, creando un profondo sbilanciamento di assetto”; Saverio Lupica di SCF anticipa che per la gestione dei diritti – d’autore e fonografici – si sta pensando alla creazione di uno “sportello unico” con SIAE che, auspicabilmente, servirà a dissipare i fraintendimenti e le confusioni che tuttora esistono quando si paral di diritti d’autore e diritti connessi, mentre Graziella Gattulli,(Regione Lombardia) si dice disposta ad aprire tavoli di confronto con gli operatori per sostenere l’intero settore musicale in ambito territoriale. Si chiude con le domande del pubblico, con un simpatico battibecco tra uno studente che pratica il file sharing e la Maionchi (per cui anche l’esperienza Radiohead sul download gratuito si è rivelata “tragica”), e con una domanda senza risposta: come trovare un modello di business sostenibile e vincente?
The Ting Tings Brrrrrp come un synth (e non è uno scioglilingua)
I The Ting Tings, in studio a Berlino per registrare il loro secondo album, hanno deciso di usare le loro voci a mò di synth per rimpiazzare una strumentazione che sembra non funzionasse, o forse non li soddisfaceva?
Beh fatto stà che sul loro nuovo lavoro ci saranno un sacco di ‘Brrrp’ a dimostrazione che la tecnologia non è tutto! La nostra curiosità sarà presto soddisfatta. L’uscita di Hands, il nuovo singolo dei The Ting Tings è prevista per l’11 ottobre in Inghilterra.
Per ascoltare il singolo in anteprima visitate il loro sito.
Fatto! Ascoltato e non aggiungo altro.
Nemo propheta in patria
Curiosando qua e là sulla rete, su iltempo.ilsole24ore.com ho trovato un interessante articolo di Eleonora Sannibale. Parlava del Made in Italy famoso all’estero ma assolutamente ignoto al popolo italiano, come il marchio di vestiario Canali che nel 1934 nasce come laboratorio artigianale di capispalla maschili di qualità e oggi fornisce 80 paesi nel mondo superando oltre il 75 % del loro fatturato in esportazioni. Ma chi lo conosce?
Mi sono venuti in mente gli Exilia, una band alternative metal, attiva ormai da 10 anni che ha spopolato oltre confine in passato, ma sconosciuti ai più nel loro paese natio, l’Italia.
Oggi gli Exilia, da sempre guidati da Masha Mysmane, con il loro nuovo lavoro quasi totalmente acustico “Naked”, che celebra i maggiori successi dei singoli apprezzati soprattutto in Germania, si ritrovano per la sesta settimana nella classifica alternativa DAT20, al 12esimo posto trovandosi insieme a nomi di maggior fama quali Deftones, Danko Jones, Placebo. Non è curioso che le case discografiche investano in programmi costosissimi su personaggi da 4 stagioni mentre chi dimostra professionalità e fede nella musica venga leggermente snobbato dal mercato italiano?
Piccoli eroi dei due mondi (passateci il nostro orgoglio…) , Nemo propheta in patria!
Il fonico, ovvero l’altro musicista
Potrei non essere obiettiva.
Se nella vita bisogna assumere per forza un ruolo, io non mi sono scelta quello di fonico, ahimè sono dall’altra parte della barricata.
L’altra sera, nonostante la stanchezza, mi hanno tirato fuori da casa proponendomi un concerto all’ex Paolo Pini, meglio che schienarsi sul letto a fare zapping.
In mezzo ad un parco un po’ sinistro tra pini e querce e strutture ospedaliere fantasma, il rumore delle cicale, la gente con in mano il bicchiere in plastica di birra spillata, si avviava pacificamente verso il palco.
Faceva caldo. Ma il tutto era piacevole.
Attendevamo Max Gazzè, e ne è valsa la pena. Per due motivi:
- Non sono una sua fan (ma che stima!), e mi ha assolutamente emozionato in almeno un paio di canzoni.
- I suoni erano fantastici!
Era tutto nitido, reale, originale ed il suono arrivava compatto ed allo stesso tempo distinto.
Oserei dire “Zen”.
Mi chiedevo chi fosse il fonico così perfettamente in sintonia con la musica che arrivava dal palco. Mi volto e lo vedo cantare le canzoni di Max Gazzè mentre con le mani era pronto a seguire gli artisti che scaturivano quella magia.
Ho invidiato Max per la fedeltà del suo scudiero, il suo altro musicista, quello che silente fa suonare la musica solo con le orecchie. Colui che rende merito e onore all’artista, avendone in mano il destino di poche ore per portarlo alla gloria di fronte ad un pubblico che ignaro, non sa neanche cosa sia quel baracchino con pulsanti e cursori.
Fedeltà nel senso più ampio del termine, chi ha orecchie per intendere intenda e faccia suonare la musica per favore.
T. G.
Primo videoclip per i New Cherry all’esordio con il mini album “le Forme di Pedro”
Coca Magnum è il titolo di questo video che riflette semplicemente un atteggiamento ormai normale, quello di dover a tutti costi consumare qualcosa, anche se non ve n’è la necessità, buttare giù a tutti i costi, tanto esiste il digestivo a prova di bomba.
http://www.youtube.com/watch?v=EyziEwTGZYg
“Il consumo è diventato uno status.
Consumo quindi sono.
Consumo di ogni cosa, soprattutto dell’inutile.
La paura cieca di carestie, forse retaggio culturale di un dopo guerra che è un mentreguerra… terrorizzati dall’idea che domani potremmo non avere piu quello che abbiamo oggi…
… mangiare e vomitare …
Questa è Coca Magnum…”
Sara Piolanti
Lead Vocal e lead guitar dei New Cherry
Insieme a:
Ulisse Tramalloni – drums
Antonio Vinci – bass
Wasting is a status quo nowadays. I consume ergo I am. We buy everything, above all the useless things.
Do we fear famine? An old cultural heirloom of the after war, or Should we call it our present war? We are afraid to lose everything, we eat a lot and soon after we get sick. This is Coca Magnum!
by Sara Piolanti
Lead Vocal e lead guitar of New Cherry
Together with:
Ulisse Tramalloni – drums
Antonio Vinci – bass
Perché Etichetta Libera
My Place Records si definisce “Etichetta Libera” in quanto non vincolata alle regole del mercato musicale che ha anteposto un presunto profitto all’onestà intellettuale e musicale degli artisti.
Riteniamo che questa sia la ragione principale della cosiddetta crisi e non certo i peer-to-peer come le Major vorrebbero farci credere.
Abbiamo deciso di costituire un’etichetta discografica in tempi così “sospetti” perché spinti dall’amore per la musica e dal desiderio di farla rivivere come soggetto e non come “complemento oggetto”, così come ci hanno insegnato etichette storiche quali Motown, Chess, Sun Records e l’italianissima RCA.

